Riflessioni dopo il Barcamp di Berlino

27 10 2008

Meditiamo uomini di marketing, business e HR, meditiamo … Una nuova popolo sta facendo la sua apparizione nel mercato europeo, e non solo nel mercato consumer, ma anche e soprattutto in quello del business. E non è neanche una generazione di giovani quindicenni con i capelli dritti ed pantaloni dalla vita bassa, no; sono 30 e 40enni, armati di dispositivi mobili e hi tech, sempre (o quasi online), che non guardano la TV ma fanno dei social media il loro stile di vita, o ora anche di business. Sono il popolo di Twitter, di Facebook, di Linkedin, Xing, Plaxo, Viadeo etc. Sono quelli che usano la rete come primaria fonte di informazione, e che leggono e generano contenuti. Quotidianamente.

Ne ho avuto ulteriore riprova all’appena concluso Barcamp di Berlino, dove oltre 600 geek (il termine inglese coniato per questo ‘popolo’) si son dati appuntamento “reale” per discutere apertamente e ’socialmente’ di Web 2.0 ed Enterprise 2.0. Nessun agenda preparata, nessun keynote, nessun analista: solo 10 sale a disposizione, un buffet di snacks e bevande (non alcoliche) non stop, sedie e cuscini dappertutto, free wifi e prese di rete ovunque, una cospiqua lista di sponsor da tutta Europa, live webcast su web.
All’apertura, in meno di mezzora l’agenda della giornata si è ordinatamente e socialmente costruita: uno ad uno ciascuno dei presenti (in rigorosa fila) poteva proporre un sessione, spiegava in 15 secondi il tema, e per alzata di mano la sessione veniva accettata o meno dai presenti. In mezz’ora sono state votate ed accettate una sessantina di sessioni, ed il secondo giorno una cinquantina.

In totale oltre 110 sessioni! Sui temi del enterprise 2.0, web 2.0, dalla più tecnica a quella di business.
Una lavagna piena di foglietti ricordava le sessioni, i temi e le sale. Ed in mezzo alle sessioni tanto tempo per fare networking.

Ecco i messaggi emersi sia nelle sessioni che dal networking.

E’ il popolo che non crede più ai messaggi del marketing classico (quello delle pubblicità e della comunicazione formale unidirezionale), non crede alle brochure patinate e alle finte storie di successo: e’ il popolo che ti dice “il tuo sito istituzionale non mi serve a niente, non da’ risposte ai miei problemi, non ha le soluzioni”.
E non sono ragazzini, ma sono giovani imprenditori, professionisti, consulenti, uomini d’azienda. E quindi i clienti di tutti i nostri business.

A questo Barcamp erano in 600 (da tutta Europa), ma oltre due terzi bloggava in tempo reale, postava commenti, faceva video, il che fa supporre che altre migliaia di persone abbiano potuto fare capolino tra questi contenuti.

Che sta succedendo? Semplice, i social media hanno sbloccato, o amplificato una situazione di stallo che un economia matura come quella occidentale ha costruito nel tempo. Pubbicità invasiva, messaggi di marketing d’assalto per colpire le masse, gestione della massa di clienti con messaggi stereotipati, comunicazione unidirezionale (azienda -> clienti, poco o nessun ascolto del feedback del consumatore).

Ma il social media sta rompendo tutto questo: le persone si parlano online, si consultano, si ritrovano, si formano rapidamente gruppi attorno a temi di interesse, le critiche fanno il giro della rete in pochi minuti, gli errori e le bufale vengono amplificati a dismisura. I social media stanno dando al consumatore una visibilità ed un potere esplosivo, che mai nella storia dell’economia è accaduto.

E le aziende? Nascondersi serve a poco: come aziende possiamo evitare di parlare alla rete, ma non possiamo evitare che la rete parli di noi. E se la rete parla della azienda, è meglio far sentire la propria voce che ignorare il problema. E non serve neanche chiudere l’accesso a Facebook o agli istant messenger per i dipendenti delle azienda: troveranno il modo per usarli lo stesso o useranno un altro tool. O forse se ne andranno dall’azienda stessa.

Che fare quindi? Ovunque in Europa le aziende stanno considerando questo trend: alcuni in modo conservativo, chiudendo le orecchie e facendo finta che il fenomeno non esista, altre in modo innovativo, aprendo community, dando voce ai proprio clienti, stimpolando la conversazione. Altri ancora stanno a vedere.

Ma “Start early” è stata una delle frasi che più echeggiava nell’aria al Barcamp: esserci dall’inizio significa coprire spazi che nessun altro potrà in seguito occupare. O ancora “Show the people behind the company”, cioè il bisogno per i clienti-consumatori di vedere chi c’e’ dietro un azienda, di avere il contatto diretto con un ‘umano’ e non con un centralino digitale, al di là dei messaggi ovattati del marketing corporate.

Paura? E’ ragionevole, stare dalle parti della comunicazione/marketing/HR e dover gestire una crisi online non è piacevole. Alternative? Nessuna. Nascondersi ha un effetto ancora peggiore che esporsi.

Questo è quanto sta emergendo dal popolo dei geek: a noi uomini d’azienda decidere che fare. Meditiamo popolo del  marketing, HR e business, mediamo.





Milano 2008: Bruce Springsteen 2.0

26 06 2008

25 giugno 2008, San Siro, Milano. E chi l’ha detto che i valori del Web 2.0 si applicano soltanto al Web? The Boss, all’anagrafe Bruce Springsteen, uno dei miti che accompagnano da sempre la nostra esistenza di quarantenni, ieri sera, in forma smagliante, carico ed energico come non mai, ha introdotto nel concerto un paio di chicche da grande artista quale è.

1) Scaletta 2.0: si parla tanto di User Generated Contents, di Prosumer, di coinvolgere attivamente il proprio pubblico. Bene come applicare tutto ciò in un concerto? Semplice, facendo compilare parte della scaletta dei brani al pubblico! Ed in diretta ovviamente! E’ cosi che The Boss ieri sera dopo un paio di brani di introduzione per scaldare l’ambiente … è sceso tra il pubblico delle prime file chiedendo nel suo italiano imbastito “richiesta … richiesta … richiesta ….”, ed ha raccolto 5 o 6 foglietti con i titoli delle canzoni più gettonate. Se ne è quindi tornato sul palco … e le ha eseguite! Mitico!

2) Sound 2.0: tutti gli artisti in concerto fanno cantare le decine di migliaia di fan … ma Bruce li ha fatti anche suonare! alla faccia del Prosumer :-) Come? semplice, più di una volta al termine del brano è sceso tra la folla, ha avvicinato la chitarra ai fan, ed ha lasciato che decine di mani strimpellassero le corde della sua chitarra elettrica … bravo Bruce!

Il concerto è durato più di tre ore e Bruce ha saputo scaricato tutta la energia che ha sul pubblico, facendoci cantare e ballare tutto il tempo. Domanda: qualcuno sa la ricetta di come arrivare a quasi 60anni carico ed energico come The Boss? Graditi suggerimenti …

Tutto perfetto quindi, tranne:

a) i primi brani erano quasi inascoltabili al secondo anello, la musica era completamente impastata, e al mixer ci hanno messo un po’ per trovare le giuste regolazioni … peccato.

b) E’ vero che il concerto è andato un po’ lungo (per noi meglio cosi) ma quando siamo usciti la Metropolitana era già chiusa … forse con un po’ più di organizzazione cittadina avremmo evitato un rientro avventuroso a più di 60.000 persone …. Peccato …





Si parla di Web 2.0 a Bari

1 06 2008

Non ero mai stato a Bari, ma mi ero perso qualcosa … un splendido connubio tra città attiva, commerciale, industriale, innovativa, ed una affascinante landa dove si respira profumo del sud, con persone piacevolissime ed espansive … Mi piace, devo programmarmi una vacanza in Puglia. Tra l’altro ci sono anche un paio di ottimi campi da golf. Sono stato a Bari questa settimana, dove ho parlato ad un interessante convegno di cui scrivo su Caffe con BEA.





LinkedIn apre agli sviluppatori

17 12 2007

linkedin.jpg Che io sia un fan di LinkedIn non è un mistero: trovo le funzionalità ed i servizi offerti di grande valore, e già più volte ho usato LinkedIn per la mia attività professionale. Ma qualche giorno fa, LinkedIn ha annunciato (vedi articolo su New York Times) di aprire i battenti della propria piattaforma a sviluppatori esterni. Questo significa che a breve potremo trovare plug-in di terzi che potremo inserire nella nostra home page di LinkedIn, e, soprattutto, utilizzare dati provenienti da LinkedIn in applicazioni web terze. Ad esempio potremmo mostrare il nostro curriculum vitae inserito su LinkedIn, all’interno di un widget dentro il nostro blog personale, oppure indicare il numero di contatti nel nostro network professionale, e cosi via.

Le API (application programming interface) messe a disposizione permetteranno quindi di costruire widget ed applicazioni, ad esempio all’interno di siti di job-hosting di terze parti. E le API avranno il pieno supporto per la piattaforma di Google OpenSocial, altra piattaforma che dirà presto la sua sul Web. LinkedIn gioca questa mossa per contrastare gli altri due social network di riferimento, Facebook e MySpace, ma l’impostazione che prevale è quella di business networking invece che social networking.

Insomma un altro bell’esempio di Web 2.0.

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