Kuwait, dove Islam e USA convivono

14 11 2007

Atterriamo in US … ci sono più Startbucks, McDonald e Burger King qui che a New York ! La presenza degli americani si vede, anche se il Kuwait sembra essere la nazione più rigidamente islamica dopo l’Arabia Saudita. Ma di questo ce ne accorgiamo subito al controllo passaporti: sembra che la procedura di entrata (controlli, visti, etc) possa essere lunghetta; il rischio di restare un paio d’ore in qualche ufficio sia alto; a Ryadh in Arabia Saudita, un collega è stato rispedito indietro a Dubai, dopo 12 ore di attesa in aereporto, per un cavillo burocratico. Ma nel gruppo abbiamo la collega locale, Houda, che con un colpo da maestra sfodera un “amico” in aereoporto, un arabo vestito in tunica bianca con un sorriso ammaliante, che ci prende in simpatia e ci velocizza tutto il processo: potere delle relazioni … in questi momenti noi latini ci sentiamo tanto vicini agli arabi ;-) Usciamo dall’aereoporto tirando un sospiro di sollievo ed una simpatica scritta ci accoglie a Kuwait City … segnala 27 gradi, sono le 10 di sera del 13 novembre, fantastico. Arriviamo in centro città dove abbiamo l’albergo, un bel Holiday Inn a 5 stelle, consigliato. Il centro è città vecchia, e si vede dalle palazzine basse e dalla qualità degli edifici: non proprio i grattacieli nuovissimi di Dubai o Doha, capirò poi perchè. La mattina chiacchiero con Ahmad, 30 anni, nato in Kuwait ma di famiglia irachena: mi dice che i parenti vivono ancora in Iraq, e lì la situazione è drammatica: la guerra non finisce, tutto è distrutto, e non vede via d’uscita … tremendo, vedo nel suo sguardo la disperazione della guerra. E mi sento strafortunato ad non averla mai vissuta. Mi dice che in Kuwait sta bene, ha un lavoro, il business è vivace, ma il pericolo di un’altra guerra è sempre imminente e mi fa capire che ciò è snervante. Anche se finchè ci sono gli americani, si sentono protetti. Ma lui è un tipo positivo, solo così si sopravvive da queste parti, e va avanti. Non ha mai visto l’Europa, ma gli piacerebbe; gli racconto del verde e dei prati, ma non sembra capire, qui c’e solo sabbia bianca. Poi parlo com Tameem, un giovane tecnico egiziano, anche lui qui a fare soldi: ha imparato l’italiano, e mi cerca per poterlo praticare un po’; mi dice che qui è molto diverso dalla sua patria natale: no alcool, no disco, no ragazze, divertimento limitato, vita sociale difficile, nessuna relazione con i locali, probabilmente starà qui un anno o due. ma di piu’ non resiste. Gli chiedo cosa fa oltre a lavorare … mi risponde vado in spiaggia nel week end (ma il mare non è cosi bello come in Egitto) o vado nei mall (i grandi centri commerciali), con qualche amico egiziano …wow. Dice che qui la situazione è piu’ tranquilla (da quando c’e’ stata l’ultima guerra con l’Iraq) e timidamente la gente ora sta investendo, e stanno sorgendo grattacieli e mall: ma prima della guerra, nessuno investiva qui a causa dalla minaccia incombente dei vicini. Gli americani hanno portato tranquillità e fiducia. Il problema sembra essere la cultura locale islamica più rigida: che non cambierà. Perchè ? Perchè non c’e’ nessun motivo, i locali sono ricchi, vivono qui d’inverno e d’estate se ne vanno in Europa, e stanno bene cosi. Restano solo i lavoratori (che non sono locali) a soffrire caldo umidità ed estremismi vari. Nessuna molla per cambiare ? No, se stai qui, sai che è cosi. Ma tra due anni Tameem torna ad Alessandria d’Egitto. Houda, la collega commerciale locale è marocchina, anche lei qui per il lavoro. Sposata con un danese, si muove agilmente in queste regioni, usando, parecchio, il suo fascino arabo: ci confida che nessun uomo le rifiuta un appuntamento: nessuno rifiuta una voce femminile ed una ragazza carina, soprattutto quando sfodera la parola magica: sono del Marocco. Perchè ? Perchè sembra che tutti gli sceicchi della zona hanno almeno due mogli: ed una è del Marocco  ;-)

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Maratona di New York, 6 motivi per farla e 2 per non farla.

7 11 2007

E’ fatta. Dopo 9 mesi di preparazione, 1800 kilometri di corsa in allenamento (un migliaio per Ilaria), centinaia di ore con le scarpette da running ai piedi, 3 paia di scarpe consumate e senza suola, dolori e acciacchi gestiti e guariti, contratture e nuovi plantari ai piedi, siamo arrivati al giorno della nostra prima maratona, La Maratona delle maratone: New York. E l’abbiamo portata a termine, entrambi, piu’ o meno nei tempi che ci eravamo prefissati 9 mesi fa (guarda qui la simulazione della gara, io col numero 13212 ed Ilaria 27919). Ed è stato mooooooooolto più emozionante di quanto avessimo immaginato.

 

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Voglio descrivervi in breve la cronaca dei momenti salienti, e poi dare un paio di buoni motivi per fare questa Maratona, o per decidere di non farla.

7:30 Siamo alla area di partenza del Ponte di Verrazzano, tre zone, verde, arancio e blu, ciascuna con migliaia di persone in fremente attesa. Distribuiscono te’ caldo, bibite, integratori e donuts (ciambelle tipo pane). Freddo ma siamo vestiti bene.

9.50 Chiamano ai cancelli, io sono al blocco 13.000 ed Ilaria al 27.000. Un saluto e la prima emozione quando ci avviamo entrambi al proprio cancello. “Ci vediamo all’arrivo J

10.05 Un’occhiata di sole scalda gli animi, ci leviamo la tuta (verranno raccolte tutte e date in beneficenza), tutto pronto.

10.10 Il colpo di cannone, wow la seconda emozione, mi giro verso il ponte e vedo gli atleti (quelli veri) che partono a razzo. Tutto intorno boato di gioia e urla di incitamento. Urla che ci accompagneranno senza tregua fino alla fine. C’e’ una atmosfera di fremente attesa per l’imminente partenza, tra qualche minuto parte anche il mio blocco.

10.20 Ci avviciniamo camminando alla partenza, ciascuno è al massimo della concentrazione, sappiamo che stiamo per dare il via all’avventura. Tutta la mia tecnologia è pronta, il Garmin col satellitare, impostato con l’autolap ogni miglio, l’allenatore automatico che mi segnala il ritmo gara, il bracciale (gentilmente donato dalla Nike) con i tempi di passaggio ogni miglio. Sono vestito giusto, muscoli caldi e stretching ok.

10.27 Via !!!! Parto sul Ponte di Verrazzano, e prendo la corsia sotto il Ponte. Ilaria partirà alle 10.44. Cerco di non partire subito a razzo, anche se è difficile trattenersi.

Ed è subito salita …. me lo sentirere ridire più volte …. salita, come può una città in riva al mare essere tutta in salita ? Ebbene .. puo’ ….

Sotto il ponte di Verrazzano il Garmin perde subito il segnale, e quando esco stenta a riprenderlo, un paio di curve e tutto il mio piano di tempi, medie al km ed al miglio va a farsi friggere …. buono a sapersi per la prox volta. Mi rassegno immediatamente all’assenza del supporto tecnologico (si puo’ vivere senza, giuro) e mi accontento di un sano cronometro e della mia fascetta con i tempi preventivi al miglio. So che me la godro’ comunque al massimo e che correro’ con il cuore, e non per fare il tempo. Ora posso dire che avrei fatto lo stesso tempo anche senza orologio ….

Da li a pochi minuti il primo contatto con la folla, siamo a Brooklin, e le vere emozioni arrivano subito. Ci troviamo in mezzo a due ali di folla che balla, urla e ci incita. File di decine di bambini neri e bianchi che cercano disperatamente di darti il ‘cinque’ !!! Si mettono uno dietro l’altro, cosi basta allungare la mano mentre corri, e batti il cinque a 10 bambini in fila !!! Spettacolare, e piu’ batti il cinque e piu’ la folla ti incita, chiamandoti per nome (vi ricordate il nome sulla maglietta ?), Go Paolo GO, Great Job Paolo, Go Italia You Can Do It.

Poi cominciano i cori e le bande rock, blues e jazz (piu’ di cento in tutto il percorso) … e la gente balla e incita… meraviglioso, non ricordo di essermi emozionato e commosso così a lungo in vita mia. E ovviamente la carica che ti da’ la folla è pazzesca, le gambe vanno come dei treni. Sarà cosi fino al Queens, al 25km.

Il passaggio alla mezza maratona è buono, le gambe vanno anche se le continue salite della prima parte si fanno sentire.

Il primo momento di sconforto è sul secondo ponte, quello del Queensboro, un’altra salita, lunghissima (la lunghezza delle salite percepita è sempre maggiore di quella reale, sigh). E oltretutto qui la folla non c’e’, solo centinaia di piedi che scalpitano sotto il ponte.

E poi l’arrivo a Manhattan. Dopo una decina di minuti di silenzio sotto il ponte, risentire la folla è bellissimo !!! Si riparte subito alla grande, ma mi accorgo che la salita è tutt’altro che finita. La First Avenue ci accompagnerà fino a Nord nel Bronx, e, dalla cima di una delle prime salitine lo spettacolo è galvanizzante e inquietante. Lo chiamano “il canyon di Manhattan”, 70 blocchi di strade, quasi 8km di stradona diritta, su e giu’, tra due file ininterrotte di grattacieli, aiuto, come arrivare fino in fondo ?

Eppure si arriva, a stenti ma si arriva. E’ qui che ho perso un po’ di smalto, la salita persiste e le gambe diventano di legno.

Arriviamo nel Bronx, poche centinaia di metri e torniamo ad Harlem, ancora bagno di folla e band che suonano rock. Poi ancora Manhattan, sulla Quinta. Siamo al 35km.

La logica direbbe, se la First Avenue, da Sud a Nord era in salita, allora la Fifth Avenue, da Nord a Sud sarà in discesa ? La risposta è no …. non so dirvi come, ma anche la Quinta presenta tratti in salita, le gambe ora cominciano veramente a reclamare, mando giu’ Enervit uno dietro l’altro per compensare il calo di zuccheri.

Finalmente entriamo in Central Park, al 38km, anche qui la folla è scatenata, e soprattutto valanghe di Italiani, turisti e immigrati, inneggiano a tutti i maratoneti italiani che passano, molto bello, emozionante e toccante.

Ma, dentro il parco, evviva evviva, una discesa vera !!! Le gambe ritornano a girare e mi lancio per recuperare pià tempo possibile, ma arrivati in fondo al parco, sulla 52esima ancora un falso piano in salita, e sarà cosi fino all’arrivo. Riesco ancora a scattare ed accelerare gli ultimi metri, segno che le gambe vanno ancora e taglio il traguardo, 4 ore e 49 secondi. E’ fatta.

Torno pian piano in albergo (a piedi….) prendo la macchina fotografica e riesco a tornare in zona. Arrivo giusto per vedere (e fotografare) Ilaria che arriva … fantastico. Che festa e che avventura !

Beh, ora non ci resta che cercare di memorizzare e fare nostri questi indimenticabili momenti …. e consigliarvi di iscrivervi alla prossima edizione … ;-)

Un grazie speciale va ai massaggi riabilitanti della ‘mamma’ signora Doria, ai plantari del sig. Barbetta ed ai consigli del dr. Somenzini e a tutti gli amici che ci hanno sostenuto (oltre ad averci dato dei ‘pazzi’).

Ed anche ai tecnici della Asics che su MyAsics Running hanno messo a punto un ottimo programma di allenamento online, programma che abbiamo seguito e che ci ha portato in fondo.

Ed ecco alcune chicche da non dimenticare:

 

6 Motivi per fare la Maratona di New York

  • La Maratona è una sfida con te stesso, non è una gara contro gli altri, sei solo tu, i mesi di preparazione, la tua determinazione a finire e a raccogliere il risultato sul filo del traguardo. E New York è quella che esercita il fascino, e la sfida, maggiore.
  • La folla. L’abbraccio della folla, soprattutto nei quartieri poveri è commovente, non ricordo di essermi emozionato così tanto in vita mia …. sentire bambini, adulti, anziani, di ogni razza e nazionalità che ti chiamano per nome, incitano l’Italia, ti danno il ‘cinque’ ….
  • L’organizzazione è semplicemente perfetta. Mai in ogni momento, pensi che ci sia qualcosa che non va. C’e’ persino un servizio di alert via email, che segnala a parenti ed amici, il tuo passaggio cronometri ogni 5km. I nostri genitori, a qualche migliaio di km di distanza hanno seguito la gara con noi !
  • E’ commovente ed emozionate. Per la folla, per le organizzazioni di carità che fanno a gara, per le persone che corrono con le scritte più disparate e toccanti
  • New York è una gran bella città, una settimana di ferie in novembre è moooolto gradita J
  • Morale, non è un gara, è una festa !

 

2 Motivi per NON farla

  • E’ in salita …  credetemi la quantità di salita percepita è oltre ogni limite di immaginazione. Questo significa che vi richiederà piu’ fatica di quante avete preventivato….
  • E proprio per questo va preparata accuratamente. Senza preparazione il rischio di non finirla o di farsi male è elevato.

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Spero che questo ed i post precedenti possano contribuire a convincerti a fare una maratona anche tu …. e magari quella di New York …. buona fortuna ;-)

Qui i post che abbiamo scritto prima della Maratona, nei giorni precedenti





Maratona di New York, ce l’abbiamo fatta !

5 11 2007

Solo una foto per ora ed i tempi non ufficiali … a breve un post piu’ completo …. comunque una esperienza unica nella vita .. consigliata a tutti maratoneti, sportivi e sedentari !!! Ilaria 5h40, io 4h00

 

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Maratona di New York, quale attrezzatura

3 11 2007

Fasi finali della preparazione per la partenza di domattina, maratona di New York, ecco cosa ci portiamo (abbigliamento ed integratori). Abbigliamento: usciamo dall’albergo alle 5.45 e la partenza è alle 10.15; le sacche si possono lasciare giù al massimo alle 9.45. Ci serve abbigliamento per sopravvivere ai 7-8 gradi ventosi della mattina fino alle 9.45, e poi per la mezz’oretta finale prima del via. Quindi abbigliamento a strati: maglietta tecnica aderente mezza manica, maglia manica lunga tecnica leggera, canottiera Terramia con gigantesca scritta ITALIA e scritta con il nostro nome (Paolo e Ilaria rispettivamente), calzoncino corto tipo ciclista, calze tecniche e scarpe (usatissime per entrambi ma confortevoli), io ho le Brooks Glycerine 5, ed Ilaria le Asics Cumulus; questo l’abbigliamento al via. Per l’ultima mezz’ora aggiungiamo una tuta che butteremo al colpo di cannone (tutti gli atleti fanno cosi, in pratica l’amministrazione newyorkese recupera 30-40.000 capi per i senzatetto, bella azione, complimenti). Per le ore precedenti aggiungiamo un giaccone pesante, guanti e cuffia, che lasceremo nella borsa, che “dovremmo” recuperare all’arrivo. Se durante la gara viene caldo, leveremo la maglietta con manica lunga. 

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Integratori: è previsto un rifornimento di cibo al miglio 18, e acqua e reintegratori ovunque. Comunque noi ci portiamo due tubetti di Enervit GT (in pratica una pastiglia a miglio …) ed un paio di Gel, sempre Enervit, da consumarsi al 17, 27 e 37 km. Il tutto dovrebbe bastare per non incontrare il Muro, ma lo sapremo solo domani sera …

E’ tutto per l’abbigliamento, siamo entrambi nell’area di partenza Green, ma io parto più avanti (ho il numero 13212) mentre Ilaria il 27919. Tempo stimato ? Per scaramanzia non scrivo niente, vediamo di arrivare in fondo prima :-) oggi tra l’altro ha fatto vento gelido tutto il giorno, da Nord a Sud, quindi esattamente contro per il 95% del percorso …. sperem ….

Per smitizzare la tensione oggi abbiamo fatto un giro al Marathon Expo e ci siamo comprati un bel po’ di abbigliamento tecnico invernale …. bella li ! e stasera Pasta Party !!!

Il prossimo post ? lo scriverò dopo l’arrivo !





Maratona di New York, meno 1

3 11 2007

dsc_01401.jpg Ci siamo, dopo 9 mesi di corse e allenamenti manca un solo giorno. Siamo eccitati dall’evento e dall’ambiente. C’e’ in giro gente con scarpe da running ovunque. Ieri giornata “shopping” e “giri in giro”, dalla quinta Avenue a Soho passando per Tiffany, molto elegante e sobrio, Abercrombie, bello e studiatissimo con le luci basse musica alta e uno stile casual di lusso, ed ovviamente sosta (poco economica) da Apple, inconfondibilmente unico e affascinante per chiunque ami la tecnologie: ma di questi vi parlerò in un altro post … Qualche pausa per far riposare le gambe negli Starbucks Cafe. I grandi e famosi palazzoni del Rockefeller Center, Empire State Building, Chrysler Building sono veramente imponenti, e fanno venire in mente i film di Spiderman :). A fine serata, stravolti abbiamo scovato anche un’ottima (incredibile) pizza a Times Square. Ma nonostante la faticaccia stanotte abbiamo dormito poco … l’agitazione per l’Evento si fa sentire. Il clima dentro il Marathon Expo è pazzesco, ci sono tutte le grandi marche sportive da running, con le ultime tecnologie e trucchetti, ma quello che fa da padrone è solo la comune eccitazione per domenica …. stay tuned





Maratona di New York, web 2.0

30 10 2007

Siamo a meno 5 giorni all’ M-day, anzi 4,5 …. segnalo un po’ di materiale ed alcune news organizzative

  • e’ disponibile qui un simpatico servizio di alert che avvisa ogni 5km dei tempi del maratoneta. Se qualcuno è interessato a farsi del male ricevendo email di domenica pomeriggio, e sapere come stiamo soffrendo io ed Ilaria … me lo faccia sapere ;-)
  • niente Pacemaker (lepri) da quest’anno a New York: quindi niente omini con maglietta e palloncino da inseguire per battere il proprio tempo personale. In questo modo, giustifica l’organizzazione, incentiviamo la corsa testa-a-testa e la sportività della gara; anche perchè NY non è una maratona dove si fa il record del mondo.
  • guardatevi qui una serie di foto toccanti ed ispiratrici di Thomas Dworzak
  • ed il video ispiratore sul sito ufficiale ….
  • ma quanto è lunga la maratona ? quanto sono 42km ? questo altro filmato riprende tutto il percorso.

 





Maratona di New York, meno 7

28 10 2007

Tra sette giorni, più o meno a quest’ora, avremo finito la Maratona di New York. Oggi abbiamo fatto l’ultimo allenamento da 13 km, ed ora non ci rimane che aspettare l’ M-day …. partiamo giovedi mattina per New York, facciamo due giorni di ambientamento (ed un po’ di meritato shopping) e domenica mattina ci siamo …. ore 6 meno 10 pulman per il ponte di Verazzano. Questa settimana la dedichiamo ai preparativi, soprattutto il materiale che ci servirà per la maratona (rigorosamente da NON imbarcare in aereo, onde non perdere il bagaglio…). Le scarpe, i calzoncini, la maglia, la canottiera e tutti gli integratori. Ci portiamo due tubetti di Enervit GT a testa, ed un paio di gel; ai rifornimenti dovremmo trovare il Gatorade quindi dovrebbe bastare per arrivare sani e salvi in fondo. Ora stiamo preparando la canottiera, ovunque viene consigliato di applicare il proprio nome sulla canotta, in modo ben visibile. Il tifo del pubblico che ti incita per nome, aiuta quando hai passato i 30-35 kilometri …. E che altro ? Mi manca ancora un massaggio ai polpacci che mi faccio fare stasera e dovrebbe esserci tutto …. stay tuned ….





Due settimane alla Maratona di New York

21 10 2007

Tra due settimane, a quest’ora, starò correndo gli ultimi chilometri della Maratona più famosa del mondo. A New York. Non sto più nella pelle, le gambe sembrano pronte e la motivazione è fortissima. Continuo a visualizzare gli ultimi 20 metri di corsa ed il taglio del traguardo …. 





Meno 18 alla Maratona di New York

17 10 2007

Tra 18 giorni saremo (consorte ed io) a New York, per l’appuntamento “non-professional” più importante dell’anno: the NewYorkMarathon2007. Dopo 8 mesi e mezzo di allenamento ci siamo …. la linea di partenza è vicina. Ho finito la parte piu’ dura dell’allenamento (domenica l’ultimo lungo da 34km) ed ora ho davanti il recupero …. fino all’ M-Day (Marathon Day ovviamente). Ho grandi aspettative, molti mi dicono che è una esperienza unica, correre in mezzo a decine di migliaia di persone, con due ali di folla che ti incitano dall’inizio alla fine …. sarà una bella esperienza. La ragione mi dice di correre con l’unico obiettivo di finirla, ma mi conosco troppo bene, correrò, al massimo, per cercare di fare il tempo che mi sono prefissato (meno di 4h, sopra i 3h45′) e magari ce la faccio anche ….