Ma a Dubai piove ?
29 01 2008Commenti : Non ci sono Commenti »
Tag: acqua, dubai, medio oriente, Middle East, pioggia, piove, tempo, UAE
Categorie : Appunti di viaggio
Riatterriamo a Dubai. Il viaggio è stato un po’ travagliato. L’aereo da Kuwait City ha fatto 3 ore di ritardo, così arrivo in hotel (il Crowne Plaza) alle 5 di mattina e la sveglia suonerà alle 7 … va beh prima o poi dormiro’. Dubai ci riaccoglie a braccia aperte, dopo una settimana spesa in Bahrein, Qatar e Kuwait, tornare qui è come tornare a casa. Ricordo la tensione che avevo la prima volta che sono atterrato a Dubai dall’Europa: l’immagine che abbiamo da occidentali di queste regioni è quella che ci regalano i giornali … bombe, terroristi, estremisti, donne sottomesse, manifestazioni anti-USA, tensione e povertà. Poi quando hai l’occasione di visitare queste aree e parlare con la gente, ti accorgi che è tutto diverso. E’ come dire che l’Italia è un paese pericoloso e da evitare o fuggire perchè domenica scorsa c’e’ stato l’ennesimo morto a causa del calcio: o perchè in Sicilia hanno arrestato qualche boss mafioso; sappiamo che non è cosi. Proprio di questi aspetti parliamo con Zouheir a cena ieri sera: lui è libanese, cresciuto in Africa, università in Libano e ora da 7 anni qui a Dubai a lavorare e metter su famiglia. Gli chiedo della situazione in Libano, e mi risponde “tranquilla, si vive bene, il Libano è una regione splendida, puoi persino sciare, solo non c’e’ molto lavoro come a Dubai”. Non esattamente la visione che ne abbiamo noi, ma devo riconoscere che forse ha ragione lui. Parliamo del conflitto con Israele e mi fa spallucce: lui ha diversi amici in giro per il mondo che sono israeliani, e non ha niente contro Israele: mi dice una frase che mi colpisce “se fosse per la gente comune (israeliani e palestinesi) la guerra finirebbe dal giorno alla mattina, nessuno vuole spararsi.”
Con Diyaa invece parlo di automobili: la quantità e la qualità di auto di lusso che ci sono qui è spaventosa: non ho mai visto una utilitaria, ne’ una BMW serie 1 o 3; la fila di Porsche, Ferrari, Lamborghini, Mercedes, BMW serie 7 o 6, Lexus, SUV che sta fuori da hotel e mall è infinita. Diyaa sta vendendo il suo Porsche Boxter e sta comprando il Porsche Carrera; ha anche l’Hummer. Houda invece sta cambiando il Mercedes SLK per un Porsche Cayenne. Sono entrambi dipendenti di una locale azienda di software e fanno i commerciali. Beh, deglutisco e cerco di capire il perchè: la risposta è semplice, niente tasse sullo stipendio, niente tasse sull’acquisto delle automobili, benzina quasi regalata: risultato ? Qui prendi un Cayenne nuovo al valore di una Golf da noi. E sai qual’è il problema qui ? Che dopo uno o due anni tutti qui cambiano vettura ed il mercato dell’usato è in stallo, nessuno prende una auto usata …. forte
Certo, il risvolto della medaglia è che non devi ammalarti o andare in pensione … nessuna assistenza in questo caso.
Atterriamo in US … ci sono più Startbucks, McDonald e Burger King qui che a New York ! La presenza degli americani si vede, anche se il Kuwait sembra essere la nazione più rigidamente islamica dopo l’Arabia Saudita. Ma di questo ce ne accorgiamo subito al controllo passaporti: sembra che la procedura di entrata (controlli, visti, etc) possa essere lunghetta; il rischio di restare un paio d’ore in qualche ufficio sia alto; a Ryadh in Arabia Saudita, un collega è stato rispedito indietro a Dubai, dopo 12 ore di attesa in aereporto, per un cavillo burocratico. Ma nel gruppo abbiamo la collega locale, Houda, che con un colpo da maestra sfodera un “amico” in aereoporto, un arabo vestito in tunica bianca con un sorriso ammaliante, che ci prende in simpatia e ci velocizza tutto il processo: potere delle relazioni … in questi momenti noi latini ci sentiamo tanto vicini agli arabi
Usciamo dall’aereoporto tirando un sospiro di sollievo ed una simpatica scritta ci accoglie a Kuwait City … segnala 27 gradi, sono le 10 di sera del 13 novembre, fantastico. Arriviamo in centro città dove abbiamo l’albergo, un bel Holiday Inn a 5 stelle, consigliato. Il centro è città vecchia, e si vede dalle palazzine basse e dalla qualità degli edifici: non proprio i grattacieli nuovissimi di Dubai o Doha, capirò poi perchè. La mattina chiacchiero con Ahmad, 30 anni, nato in Kuwait ma di famiglia irachena: mi dice che i parenti vivono ancora in Iraq, e lì la situazione è drammatica: la guerra non finisce, tutto è distrutto, e non vede via d’uscita … tremendo, vedo nel suo sguardo la disperazione della guerra. E mi sento strafortunato ad non averla mai vissuta. Mi dice che in Kuwait sta bene, ha un lavoro, il business è vivace, ma il pericolo di un’altra guerra è sempre imminente e mi fa capire che ciò è snervante. Anche se finchè ci sono gli americani, si sentono protetti. Ma lui è un tipo positivo, solo così si sopravvive da queste parti, e va avanti. Non ha mai visto l’Europa, ma gli piacerebbe; gli racconto del verde e dei prati, ma non sembra capire, qui c’e solo sabbia bianca. Poi parlo com Tameem, un giovane tecnico egiziano, anche lui qui a fare soldi: ha imparato l’italiano, e mi cerca per poterlo praticare un po’; mi dice che qui è molto diverso dalla sua patria natale: no alcool, no disco, no ragazze, divertimento limitato, vita sociale difficile, nessuna relazione con i locali, probabilmente starà qui un anno o due. ma di piu’ non resiste. Gli chiedo cosa fa oltre a lavorare … mi risponde vado in spiaggia nel week end (ma il mare non è cosi bello come in Egitto) o vado nei mall (i grandi centri commerciali), con qualche amico egiziano …wow. Dice che qui la situazione è piu’ tranquilla (da quando c’e’ stata l’ultima guerra con l’Iraq) e timidamente la gente ora sta investendo, e stanno sorgendo grattacieli e mall: ma prima della guerra, nessuno investiva qui a causa dalla minaccia incombente dei vicini. Gli americani hanno portato tranquillità e fiducia. Il problema sembra essere la cultura locale islamica più rigida: che non cambierà. Perchè ? Perchè non c’e’ nessun motivo, i locali sono ricchi, vivono qui d’inverno e d’estate se ne vanno in Europa, e stanno bene cosi. Restano solo i lavoratori (che non sono locali) a soffrire caldo umidità ed estremismi vari. Nessuna molla per cambiare ? No, se stai qui, sai che è cosi. Ma tra due anni Tameem torna ad Alessandria d’Egitto. Houda, la collega commerciale locale è marocchina, anche lei qui per il lavoro. Sposata con un danese, si muove agilmente in queste regioni, usando, parecchio, il suo fascino arabo: ci confida che nessun uomo le rifiuta un appuntamento: nessuno rifiuta una voce femminile ed una ragazza carina, soprattutto quando sfodera la parola magica: sono del Marocco. Perchè ? Perchè sembra che tutti gli sceicchi della zona hanno almeno due mogli: ed una è del Marocco
E’ la seconda città della regione; dopo Dubai. L’aereoporto è immenso, la navetta ci mette quasi venti minuti a portarci al terminal. La città sta crescendo ad un ritmo vertiginoso, gru e cantieri ovunque, anche se la popolazione è ancora ridotta (circa 800.000 abitanti inclusi gli expat). Gli hotel non reggono comunque il volume di business che si sta sviluppando, sembra che arrivino oltre 120 aerei al giorno qui. Arrivo in hotel con Dyia, il boss locale, e parliamo di macchine: lui ha Porsche e Hummer naturalmente … e mi spiega che con la benzina quasi gratis, niente tasse (sui salari), ed un prezzo d’acquisto di un 20-30% minore rispetto all’Europa, ci si può permettere questo tipo di macchine … va beh… deglutisco. L’hotel dove siamo(Intercontinental) stavolta è splendido, cinque stelle, perfetto, tipico stile da superlusso. Durante l’evento della mattina guardo avido fuori dal finestrone … piscina enorme, con cascatelle e bar al centro, sabbia bianca, mare blu, due moletti circoscrivono la baia su cui si affaccia l’hotel. I due moletti sono chiusi da una rete …. antisqualo …. in effetti siamo nei mari caldi, e quindi ci sono anche gli squaletti. Parlo con un cliente di origine inglese, vive qui da 17 anni, dice che si diverte un mondo con gli sport acquatici (diving, vela, windsurf) e che non tornerebbe mai in Europa …. boh, chissà se ha ragione lui. Un altro ingegnere indiano mi dice che Doha è molto più vivibile di Dubai, più piccola, la comunità è più aperta, la qualità della vita superiore, anche se ci sono molte meno opportunità di fare cose diverse (divertimenti credo intenda) … anche lui non tornerebbe in India. L’evento finisce tardi e qui il buio arriva prestissimo (verso le 5 è buio pesto), ma riesco a trovare mezz’ora per fare un salto in piscina. Ma mi lascio tentare dal mare accanto, e nonostante il grosso cartello “Attenzione sabbia corallina, taglia !” faccio un tuffo nel mare … caldo ! Sensazione da mare tropicale … sigh … comincia a piacermi ’sto posto !
La mia prima volta in Bahrein. Stiamo facendo un roadshow in Middle East e attraverseremo un po’ di città di questa affascinante regione del mondo. Ieri i colleghi erano in Arabia Saudita (ma io l’ho saltata), oggi Bahrein, domani Qatar, quindi Kuwait ed infine Dubai. Ho solo un giorno per ogni città, ma scatto qualche foto (che va in real time su Flick grazie all’iPhone …) e annoto le mie impressioni. Bahrein (Manama è la capitale) è più piccola di Dubai, e si nota subito dalla dimensione dell’aereoporto e dal numero di cantieri a cielo aperto che incontriamo in taxi arrivando in hotel. La città di Manama si avvolge attorno ad un paio di baie, alti grattacieli illuminati (e colorati) si alternano alle petroliere in porto. Ci sono i grandi alberghi stile Dubai, ma stavolta siamo in un residence piu’ discreto, dove anche teniamo l’evento. Ceniamo in un ristorante molto carino, con cameriere thai e musica afro dal vivo. Dopo l’evento rubo un’ora di relax, salgo all’ultimo piano dove c’e’ la palestra e vedo la città dall’alto …. sabbia, bianca, cantieri e qualche grattacielo avveniristico. Ma la cosa più forte è la sabbia bianca accecante.