La campagna sui social media di Obama

20 11 2008

Nei giorni scorsi sulla rete si leggeva che la campagna sui “social media” di Obama è stata identificata come la miglior campagna di marketing del 2008. Oggi leggo sul blog di Stephen Collins (blogger australiano) un interessante post, da cui traggo questa tabella. I numeri sono ‘impressive’ …

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Riflessioni dopo il Barcamp di Berlino

27 10 2008

Meditiamo uomini di marketing, business e HR, meditiamo … Una nuova popolo sta facendo la sua apparizione nel mercato europeo, e non solo nel mercato consumer, ma anche e soprattutto in quello del business. E non è neanche una generazione di giovani quindicenni con i capelli dritti ed pantaloni dalla vita bassa, no; sono 30 e 40enni, armati di dispositivi mobili e hi tech, sempre (o quasi online), che non guardano la TV ma fanno dei social media il loro stile di vita, o ora anche di business. Sono il popolo di Twitter, di Facebook, di Linkedin, Xing, Plaxo, Viadeo etc. Sono quelli che usano la rete come primaria fonte di informazione, e che leggono e generano contenuti. Quotidianamente.

Ne ho avuto ulteriore riprova all’appena concluso Barcamp di Berlino, dove oltre 600 geek (il termine inglese coniato per questo ‘popolo’) si son dati appuntamento “reale” per discutere apertamente e ’socialmente’ di Web 2.0 ed Enterprise 2.0. Nessun agenda preparata, nessun keynote, nessun analista: solo 10 sale a disposizione, un buffet di snacks e bevande (non alcoliche) non stop, sedie e cuscini dappertutto, free wifi e prese di rete ovunque, una cospiqua lista di sponsor da tutta Europa, live webcast su web.
All’apertura, in meno di mezzora l’agenda della giornata si è ordinatamente e socialmente costruita: uno ad uno ciascuno dei presenti (in rigorosa fila) poteva proporre un sessione, spiegava in 15 secondi il tema, e per alzata di mano la sessione veniva accettata o meno dai presenti. In mezz’ora sono state votate ed accettate una sessantina di sessioni, ed il secondo giorno una cinquantina.

In totale oltre 110 sessioni! Sui temi del enterprise 2.0, web 2.0, dalla più tecnica a quella di business.
Una lavagna piena di foglietti ricordava le sessioni, i temi e le sale. Ed in mezzo alle sessioni tanto tempo per fare networking.

Ecco i messaggi emersi sia nelle sessioni che dal networking.

E’ il popolo che non crede più ai messaggi del marketing classico (quello delle pubblicità e della comunicazione formale unidirezionale), non crede alle brochure patinate e alle finte storie di successo: e’ il popolo che ti dice “il tuo sito istituzionale non mi serve a niente, non da’ risposte ai miei problemi, non ha le soluzioni”.
E non sono ragazzini, ma sono giovani imprenditori, professionisti, consulenti, uomini d’azienda. E quindi i clienti di tutti i nostri business.

A questo Barcamp erano in 600 (da tutta Europa), ma oltre due terzi bloggava in tempo reale, postava commenti, faceva video, il che fa supporre che altre migliaia di persone abbiano potuto fare capolino tra questi contenuti.

Che sta succedendo? Semplice, i social media hanno sbloccato, o amplificato una situazione di stallo che un economia matura come quella occidentale ha costruito nel tempo. Pubbicità invasiva, messaggi di marketing d’assalto per colpire le masse, gestione della massa di clienti con messaggi stereotipati, comunicazione unidirezionale (azienda -> clienti, poco o nessun ascolto del feedback del consumatore).

Ma il social media sta rompendo tutto questo: le persone si parlano online, si consultano, si ritrovano, si formano rapidamente gruppi attorno a temi di interesse, le critiche fanno il giro della rete in pochi minuti, gli errori e le bufale vengono amplificati a dismisura. I social media stanno dando al consumatore una visibilità ed un potere esplosivo, che mai nella storia dell’economia è accaduto.

E le aziende? Nascondersi serve a poco: come aziende possiamo evitare di parlare alla rete, ma non possiamo evitare che la rete parli di noi. E se la rete parla della azienda, è meglio far sentire la propria voce che ignorare il problema. E non serve neanche chiudere l’accesso a Facebook o agli istant messenger per i dipendenti delle azienda: troveranno il modo per usarli lo stesso o useranno un altro tool. O forse se ne andranno dall’azienda stessa.

Che fare quindi? Ovunque in Europa le aziende stanno considerando questo trend: alcuni in modo conservativo, chiudendo le orecchie e facendo finta che il fenomeno non esista, altre in modo innovativo, aprendo community, dando voce ai proprio clienti, stimpolando la conversazione. Altri ancora stanno a vedere.

Ma “Start early” è stata una delle frasi che più echeggiava nell’aria al Barcamp: esserci dall’inizio significa coprire spazi che nessun altro potrà in seguito occupare. O ancora “Show the people behind the company”, cioè il bisogno per i clienti-consumatori di vedere chi c’e’ dietro un azienda, di avere il contatto diretto con un ‘umano’ e non con un centralino digitale, al di là dei messaggi ovattati del marketing corporate.

Paura? E’ ragionevole, stare dalle parti della comunicazione/marketing/HR e dover gestire una crisi online non è piacevole. Alternative? Nessuna. Nascondersi ha un effetto ancora peggiore che esporsi.

Questo è quanto sta emergendo dal popolo dei geek: a noi uomini d’azienda decidere che fare. Meditiamo popolo del  marketing, HR e business, mediamo.





Berlino la silenziosa

21 10 2008

Sabato sera di un tiepido ottobre, seduti sulla scalinata della KonzertHaus. A Berlino Est. Ascoltiamo il violino di un giovane musicista che suona senza sosta le più gradevoli melodie del suo repertorio di grandi classici. Tutto intorno il silenzio.
Siamo nel centro di una delle più grandi città europee, ci sono centinaia di persone che passeggiano nella piazza e nelle viette attorno, sorseggiando una Pilsner, chiacchierando sottovoce e cercando di immortalare l’atmosfera con una foto studiata. Il silenzio ci avvolge, ed il violino ci accompagna.
Anche le macchine, pur numerose, sembrano passare in silenzio, per non disturbare questa atmosfera irreale. Sembra incredibile ma anche le case attorno ascoltano in silenzio, tutte ordinate, alte uguali, in perfetto equilibrio per lo sguardo e per la mente che osserva.

E’ una città strana Berlino. Ti colpisce il silenzio, ti colpisce l’architettura futuristica ma rigorosa, e ti colpisce la gente che incroci per strada, persone serie, anch’esse rigorose, a prima vista rigide e un po’ tristi. Forse messe a dura prova da un recente passato che ancora si respira nell’aria: Berlino Est ospita imponenti edifici storici, immersi in mezzo ad avvenenti palazzi a grandi vetrate. Anch’essi austeri ed ordinati. Ma si scorgono ancora le rovine dei fatiscenti edifici risalenti al periodo della RDT, e la sottile ed eterna linea tracciata per le strade che disegna il divelto Muro di Berlino. E ti colpisce la mancanza della pubblicità nelle strade: niente cartelloni, niente scritte illuminate in gran parte della città: Friederischstrasse, una delle zone più commerciali di Berlino Est, con tutte le grandi firme e magazzini, assomiglia più all’austera Wall Street che ad una zona da shopping.
E nelle strade senti il silenzio, non le strombazzate dei clacson ed il vociare della gente, qui la gente non suona il clacson, non ci si affianca in tre macchine al semaforo partendo sgommando e imprecando, non si grida per le strade. Forse la gente non ha ancora scordato quei giorni, o forse è solo il carattere della gente del Nord.
O forse è solo la suggestione che questa città fa emergere nelle nostre due anime latine.





Si parla di Web 2.0 a Bari

1 06 2008

Non ero mai stato a Bari, ma mi ero perso qualcosa … un splendido connubio tra città attiva, commerciale, industriale, innovativa, ed una affascinante landa dove si respira profumo del sud, con persone piacevolissime ed espansive … Mi piace, devo programmarmi una vacanza in Puglia. Tra l’altro ci sono anche un paio di ottimi campi da golf. Sono stato a Bari questa settimana, dove ho parlato ad un interessante convegno di cui scrivo su Caffe con BEA.





[COMUNITAZIONE.IT] Intervista su Corporate blog e business social networking

31 03 2008

comunitazione-furini.jpg Grazie ad Andrey Golub ed alla bella intervista che mi ha fatto su Comunitazione.it!

La trovate qui [IDEE-IN] Corporate blog e business social networking: quanto sono utili in Italia?





Business Social Networking: la conferenza a Milano

12 03 2008
Riprendo un post che ho appena scritto su Caffe con BEA, su una conferenza a cui ho assistito oggi: Business Social Network. E come sempre ho imparato qualcosa …





La mia reputazione online?

7 03 2008

L’avreste mai creduto? Ora occorre anche pensare alla propria reputazione online. Se lavorate nell’ICT, o avete avuto a che fare con Università o stampa, beh il vostro nome e cognome probabilmente saranno su Internet. E magari Google vi ha già indicizzato senza che voi lo sappiate. Avete mai provato a cercarvi su Google? Ve lo consiglio … è divertente ed istruttivo. Ma attenzione: anche un azienda che vi sta per assumere probabilmente vi cercherà su Google … e cosa troverà? In questi 2 splendidi articoli apparsi su CIO Magazine (qui il secondo), segnalati da Andrey Golub, trovate alcuni interessanti spunti su come ‘prenderci cura’ della nostra reputazione online: buon divertimento :-)





LinkedIn apre agli sviluppatori

17 12 2007

linkedin.jpg Che io sia un fan di LinkedIn non è un mistero: trovo le funzionalità ed i servizi offerti di grande valore, e già più volte ho usato LinkedIn per la mia attività professionale. Ma qualche giorno fa, LinkedIn ha annunciato (vedi articolo su New York Times) di aprire i battenti della propria piattaforma a sviluppatori esterni. Questo significa che a breve potremo trovare plug-in di terzi che potremo inserire nella nostra home page di LinkedIn, e, soprattutto, utilizzare dati provenienti da LinkedIn in applicazioni web terze. Ad esempio potremmo mostrare il nostro curriculum vitae inserito su LinkedIn, all’interno di un widget dentro il nostro blog personale, oppure indicare il numero di contatti nel nostro network professionale, e cosi via.

Le API (application programming interface) messe a disposizione permetteranno quindi di costruire widget ed applicazioni, ad esempio all’interno di siti di job-hosting di terze parti. E le API avranno il pieno supporto per la piattaforma di Google OpenSocial, altra piattaforma che dirà presto la sua sul Web. LinkedIn gioca questa mossa per contrastare gli altri due social network di riferimento, Facebook e MySpace, ma l’impostazione che prevale è quella di business networking invece che social networking.

Insomma un altro bell’esempio di Web 2.0.

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