Kuota Kebel: prime impressioni
6 03 2008Va beh, ho cambiato la bici lo ammetto … trascinato dal gruppo di amici ciclisti, ed un po’ spinto dalla voglia di primavera, ho tirato fuori il mio “cancello”, ovvero la mia bici da corsa che ho comprato … 20 (venti) anni fa! Un Olmo in acciaio, montata Shimano 105: ancora bella, e fruibile, forse con un telaio un po’ corto, ma fa ancora la sua figura … ci ho fatto un paio di giri e non mi è venuto male da nessuna parte, anzi la gamba gira ancora bene. Nel frattempo amici e conoscenti mi decantavano le meraviglie del carbonio e delle bici di odierna concezione: ho fatto un po’ di scouting e rapidamente sono arrivato alla decisione di acquistare. Una Kuota. Perchè? Perchè ne ho sentito parlare un gran bene, perchè è un brand molto noto nel campo del triathlon, perchè è italiana, perchè ha un buon rapporto qualità prezzo. Basta? No, non ancora: l’ho presa a Bereguardo, da La Bicicletta: ottimo servizio e soprattutto ho avuto modo di fare il test Cycling Position System (CPS), il sistema inventato e brevettato dall’ottimo Emilio Buzzi, che mi ha preso e fatto pedalare più di u’ora su una bici futuristica: bici che comandata da una serie di leve cambiava in tempo reale assetto, distanze, posizione, altezza, lunghezza, pesi, etc … favoloso. Nel frattempo lui monitorava i miei sforzi sul computer: fino a generare i dati fatidici, e la posizione perfetta in sella in assetto da pianura e da salita. Complimenti Emilio! Consiglio a tutti una visita da quelle parti.
Ma veniamo alla bici: abbiamo detto Kuota, ma quale? Ero indeciso tra Kharma e Kebel, ed alla fine, per una pura ragione estetica, la scelta è caduta sulla Kebel: tutta in carbonio a vista, montata Ultegra, ruote Fulcrum Racing 7, sella SMP Glider (quella bucata in mezzo) … stupenda. Me l’hanno preparata perfettamente e mezz’ora dopo ero già in sella: mi sono sparato più di 85km e mi son divertito come un bambino … in effetti la differenza tra il mio “cancello” e questa è spaziale. E’ estremamente reattiva, scatta immediatamente non appena si fa pressione sui pedali, e se ci si alza sui pedali in salita sembra che sia lei a spingere e non io. In piano la posizione è perfetta (credo grazie alle misure prese sul CPS), ma il bello viene in discesa: distribuzione dei pesi perfetta, all’ingresso della curva invita a piegarsi come una moto da strada. E l’accelerazione che ha in discesa è impressionante.Ci faccio un migliaio di km e poi vi aggiorno.






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